Scatolinamagica’s Weblog

archivio di una mente in fuga

Ossimor(t)i

“(Non è nulla: sono qui: ci sono sempre).”

Arthur Rimbaud, Vertigine 

Ha sempre detestato l’ottovolante. Salire e scendere e poi risalire e poi ridiscendere, velocissimamente, la fa stare male. Il cuore in gola non fa per lei: le aritmie cardiache ed emotive la disturbano, la logorano, la consumano. L’altezza l’ atterrisce di inettitudine, il precipitare la illude di volo. Colori filanti di micro scatti impressionano la retina e l’immaginazione.

La doccia scozzese, poi, è un supplizio: la pressione si abbassa, il sangue si ritira, il cervello svapora e i pensieri si liquefano e scivolano via col sudore, mentre brividi di calore la sfiniscono. La gelida pelle pallida, incendiata di chiazze paonazze, annuncia lo svenimento prossimo. Pulviscoli di luce danzano nel buio degli occhi aperti e ciechi.

Eppure, anche immota, continua a girare sull’ottovolante; anche inerte, sente ghiaccio e fuoco attizzare e spegnere nervi ed epidermide

Per questo, la vita la uccide.

A., la donna-scatolina

23 Luglio, 2008 Pubblicato da scatolinamagica | Dolore che stordisce, ossimori | , | Ancora nessun commento.

Senza senso

E’ questo ciò che la inquieta, che la ferma e la sospende in un nulla d’attesa vanificata: il senso perduto. Senso e sensi frammentati in un pulviscolo incoerente, che involve e distorce la percezione, ottunde il pensiero, la ragione, l’istinto e il corpo, che – privo di controllo – si deforma, si dilata, accartocciandosi, espandendosi, torcendosi, tra piaghe non più solo metaforiche ma putrescenti, nauseabonde: dimostrazione trionfante di ferite infette e non curate.

E già, perché la cura è vana, senza senso, senza speranza. Senza. La privazione come offerta di vita rimasta, come dolore acuto che stordisce e solleva, talmente insopportabile che lo si coltiva, per goderne il martirio incoerente e prezioso.

L’incapacità di privarsene, l’egoismo sconfitto non dalla generosità che santifica, ma dall’inanità che condanna. Il rimbamento etimologico delle lacrime che rotolano, scivolano, scavano, lavano trucco e trucchi che difendono il pallore del viso e dell’afasia. Bimba che disimpara a correre (da), a giocare (con), a ridere (per), a parlare (di).

Scava, scava, scava, da sempre, per sempre, senza scopo, senza senso: unica occupazione, unico sollievo che fa male, piccola talpa cieca che non sa dove *deve* andare, ma *deve* continuare a scavare, perché é così, da sempre, per sempre, senza senso, senza scopo, fino a strapparsi le unghie, lacerarsi la pelle, sfinirsi, morire perché vivere è scavare, scavare, scavare, da sempre, per sempre, senza scopo, senza senso.

Senza scopo.

Senza senso.

Senza.

A., la donna-scatolina

22 Luglio, 2008 Pubblicato da scatolinamagica | Dolore che stordisce | | Ancora nessun commento.

La scatolina magica

Così è da sempre la sua vita: una scatola magica che conserva bottoni, nastri, lettere, foto, spilli, gingilli… tracce e memorie, gioie e sofferenze, sogni e disillusioni, passaggi e partenze.

Un alternarsi inaccettabile di emozioni fragili e fortissime.

Dalla sofferenza più insopportabile all’illusione di felicità più intensa ed esaltante.

Dall’istante di intravista serenità al precipitare nel dolore senza speranza.
La magia della scatola? Anche se continui a riempirla, non è mai colma: questo l’incanto, questa la maledizione.

§§§

Flash di memoria:
una bambina, con la febbre alta, sente la corposità dei molari, l’umidore metallico della lingua, la volta asciutta e gommosa del palato.

Sente l’interno fisico di sé, grata per l’oblio restante.

Ascolta il proprio corpo mendicando il silenzio della mente.

§§§

Flash di giorni incomprensibili:
una donna riservata, risponde se interrogata, lavora – a casa e fuori – apparentemente attenta a sé e agli altri.

Sente suoni e brusii indistinti, ottusa in una confusione esterna/interna che la stordisce.

Ascolta il vuoto, vede il silenzio, tocca il buio.

§§§

Così sprofonda (chissà dove), fingendo.

La donna-scatolina che non s’apre mai, qui si socchiude e mostra il limite del suo sopportare che non c’è, il baratro dei pensieri che nasconde serrandosi, l’incubo dell’ineluttabilità che la uccide. Ma fuori l’ottone è lucido, lo smalto appena intaccato.

A., la donna-scatolina

21 Luglio, 2008 Pubblicato da scatolinamagica | Presentazione | | Ancora nessun commento.