Lettere di vento
“Ciò di cui non si può parlare, deve essere taciuto”
Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus
Nella scatolina magica sono raccolte lettere di vento.
Impalpabili ma sferzanti, leggere ma capaci di dare brividi o inumidire gli occhi. Sono state vergate, lette, raccolte e sfogliate senza bisogno di aprirle o spedirle, perché sempre è stato più facile pensarle che scriverle, così come sempre è stato più semplice tacere che parlare. Almeno, per lei , la donna-scatolina – è così. Soprattutto ogni volta in cui non riesce – neppure con la penna o la tastiera – a trovare le parole giuste per farsi comprendere. Talora prova, in modo patetico e confusionario, a balbettare sottovoce che c’è qualcosa che la tormenta e che la fa stare male, qualcosa che non le piace, che teme, che subisce, di cui vorrebbe liberarsi, qualcosa che non sa affrontare. Pesi che trascina, ma che non vuole sentire, che cerca di soffocare col silenzio, ascoltando solo la voce altrui. Eppure ogni tanto anche la voce piccola del suo sé esce fuori, comprende però subito l’errore commesso e si spegne, arresa al caos esterno e alla propria insignificanza consapevole. Talora prova a razionalizzare e ad esporre con pacatezza la tempesta che la scuote. Tenta di far ordine nella scatolina, nel tentativo di conoscerne davvero il contenuto che, prima che agli altri, a lei stessa sfugge. Ma nella scatolina l’ordine non può essere fatto perché, una volta aperta, le lettere di vento volano via, lasciando negli occhi impronte di disordinato malessere.
Nella scatolina magica sono raccolte lettere di vento.
Anche quando – sfuggite imprudentemente – si spingono lontano, rimangono dentro, cerchi dell’anima che segnano gli anni.
A., la donna-scatolina




