Nessuno
Eccovi un’anima
deserta
uno specchio impassibile
G.Ungaretti, Distacco
Nessuno, non vuole vedere nessuno.
La chiamano, la sollecitano, con po’ di irritazione, con un’ombra insopportabile di compatimento, con l’ammiccante sottinteso alla depressione che sempre incombe, alla situazione che certo accusa, all’introversione che tutto spiega: offrono una visita di circostanza, un’uscita che distrae, un incontro che conforta.
Nessuno, non vuole vedere nessuno.
Accampa scuse, prova a sviare, balbetta inconvenienti, promette ripensamenti. Ma poi soccombe, perché – ancora – non sa dire di no, non riesce a essere forte delle sue decisioni, non può imporre ciò che vuole ( o non vuole) lei a ciò che esigono gli altri.
Nessuno, non vuole vedere nessuno.
Bisogna ricevere, occorre ospitare, è necessario uscire, è essenziale incontrarsi, vedersi, parlare, raccontare, sorridere, divertirsi, mangiare, bere. E’ per il suo bene, certo. E’ per riguardo nei confronti di chi tanto si adopera per lei. E’ il normale svolgersi dei ruoli. E’ civiltà, decenza, educazione.
Nessuno, non vuole vedere nessuno.
E invece deve farlo.
E l’insofferenza cresce.
E la maschera si indurisce.
E la menzogna si esercita in virtuosistica apparenza.
E la scatolina si sigilla perché nulla del suo contenuto possa essere intravisto.
A., la donna-scatolina
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