En attendant

“Non accade nulla, nessuno arriva, nessuno se ne va, è terribile!”
S.Beckett, Aspettando Godot
Perennemente in attesa, Scatolina.
Tiene serrato il suo coperchio pesante e custodisce le immagini degli istanti da rivivere, il segreto della sensualità timida e impellente che le increspa la pelle, il desiderio di felicità che aspetta di essere ancora una volta sottratta al tempo.
Ora è impossibile aprirsi, chi le è intorno non deve sbirciare, non deve intuire, non deve frugare. Si accontenti (se vuole) delle pareti esterne, degli intarsi (ora) un poco polverosi, del cesello di una (perduta) arte che la preparò ad essere ammirata (un tempo) per la finezza del disegno (antico).
Nel buio apparente del suo opaco interno, l’autentica luce di un’accecante interiorità: ecco la vera vita che nascostamente anima le sue giornate morte; ecco i sorrisi gelati – celati da un’impassibilità nebbiosa, dissolta all’improvviso dalla vividezza di un ricordo – che improvvisamente si sciolgono nel tepore di una speranza; ecco la morbidezza di un abbraccio dolorosamente irrigidito, la tensione di uno slancio a lungo represso. Ecco il tesoro che le fu affidato, quello che deve essere preservato e donato.
Scatolina attende il momento di dischiudersi, goffamente, gentilmente, gioiosamente.
Attende chi, solo, ha la chiave per aprirla.
Attende.
Attende.
Count-down.
A., la donna-scatolina



