ALLA DERIVA

Ti libero la fronte dai ghiaccioli
che raccogliesti traversando l’alte
nebulose; hai le penne lacerate
dai cicloni, ti desti a soprassalti.
Eugenio Montale, Le occasioni
Le parole tracimano, penetrano, scavano, si insinuano, avvelenano.
La forza devastante di una verità rivelata e pericolosa, scagliata e dirompente nel suo sussurro, senza il velo della speranza, senza la carezza delle ciglia che proteggono lo sguardo, senza la tenerezza di una mano che ripara.
“Alla deriva”. La vita della sua vita. E lei in un altrove, non ricorda quando assegnato, ma stabilito proprio perché assegnato. Un’altra non scelta che incatena. Una constatazione fredda, sfuggita in uno scricchiolio, come il definitivo incrinarsi di un ghiacciolo, acuminato, trasparente puntale che precipita – improvviso, inaspettato – nell’orecchio, che duole, duole e si lacera, si lacera e si allarga, portando con sè brandelli di sogni e di sorrisi e di partenze e di arrivi e di futuro.
“Alla deriva”. La vita della sua vita. E quella vita porta con sè i resti della sua: galleggiano ciechi, mentre il gelo li intride, macera e consuma.
“Nella tua deriva, la mia fine”. Le parole che non è riuscita a dire, inghiottite dal silenzio di un reciproco – insopportabile – dolore. Il naufragio di una felicità aspettata lascia relitti di disperazione.
Alla deriva.
A., la donna-scatolina
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