CUBISMO

Dipingere non è un’operazione estetica.
E’ una forma di magia intesa a compiere un’opera di mediazione tra questo mondo estraneo ed ostile e noi.
Picasso
Osserva sé e l’altro come in un quadro cubista: l’immagine di un unicum è spezzata, frammentata in un’analisi senza soluzione, riassemblata in una visuale astratta, che stride come l’urlo del gesso che scrive. Lo sfondo del tempo futuro e i piani prospettici del tempo trascorso si compenetrano, creando un vuoto ingannevole. Ecco che la descritta consapevolezza della reciprocità si annulla negli spicchi dello specchio in pezzi, il reclamato superamento verso un’unica entità delle singole parti si scopre superato dallo scomporsi delle singolarità, ora sì uniche, ma perché non conosciute davvero. Ecco la ricomposizione della figura rivelata da tutti i punti di osservazione, anche quelli impossibili, della dimensione che guarda dall’interno. Sì, ora sì l’immagine è chiara: le forme si reggono vicendevolmente in un precario e squilibrato equilibrio, trovano senso e scopo nell’essersi utili, necessarie palafitte di sostegno in un esercizio di sopportazione del dolore/supportazione nel dolore; elaborazione di felicità come fuga dal dolore/illusione razionale come cessazione del dolore. E poi tutta l’ambiguità di quel vuoto che resta con il precipitare delle dimensioni: l’immensa solitudine di ciascuno.
Questa scopre essere la percezione dell’amore.
A., la donna-scatolina




La visione di se stessi scomposta….Il puzzle della vita assemblato giorno dopo giorno con un esercizio di virtuosismo….fare i conti con l’anima….
Bentrovata scatolina
Grazie, Gianna
A volte i conti con l’anima non tornano. Oppure si bara..
Poi, improvvisamente, il puzzle si rassembla armonicamente. Ma è un attimo.
Occorre coglierlo al volo.
Un abbraccio
Scatolina